"Se lo guardi non te ne accorgi: di quanto rumore faccia. Ma nel buio... Tutto quell'infinito diventa solo fragore, muro di suono, urlo assillante e cieco. Non lo spegni, il mare, quando brucia nella notte. "

Mi trovi anche qui...

Twitter Facebook Pinterest Google Plus Goodreads Tumblr
Un analfabeta che muore a 70 anni ha vissuto una sola vita di 70 anni. Io di anni ne ho vissuti 5 mila. Ero presente quando Caino ha ammazzato Abele e quando Giulio Cesare è stato ucciso, e anche alla battaglia delle Termopili e quando Leopardi guardava l'infinito. La lettura ti dà l'immortalità, all'indietro. Scrivere, invece, è una scommessa nell'immortalità in avanti, ma senza garanzia.
Umberto Eco - L'Espresso 19/05/11

Resta aggiornato

Lettori fissi

Powered by Blogger.
domenica 16 febbraio 2014

Fangirl: storie di maghi, gemelli e barrette energetiche

Fangirl, di Rainbow Rowell
Traduzione italiana non ancora disponibile

Fangirl è l’ultimo libro della scrittrice statunitense Rainbow Rowell, pubblicato negli Stati Uniti da St. Martin’s Press alla fine del 2013, non è ancora stato tradotto in italiano. In Italia l’autrice è conosciuta per i titoli “Per l’@amore basta un clic” e “Per una volta nella vita”.

La scelta di leggere questo romanzo è stata fortemente influenzata dalla notorietà del libro precedente della Rowell, “Eleanor and Park”,  che ha fatto sì che il suo nome fosse spesso accostato a quello di John Green nell’immaginario olimpo degli scrittori per adolescenti – paragone un tantino azzardato a mio parere. Quando ho acquistato Fangirl, non avevo ancora letto Eleanor and Park, ma confrontando le trame la scelta è ricaduta sull’ultimo pubblicato, soprattutto per i temi che mi sembravano più interessanti e affini al mio gusto.

Fangirl racconta la vita di Cather Avery durante il delicato passaggio dal liceo al college. Cath ha una sorella gemella, Wren, con la quale ha condiviso ogni aspetto della propria vita, soprattutto dal giorno in cui da bambina, la madre le abbandona con il padre e sparisce. Ma, seppur iscritte allo stesso college, Cath e Wren andranno a vivere in dormitori diversi, frequenteranno persone diverse, interrompendo la simbiosi durata tutta la vita. Appassionata della saga fantasy  di Simon Snow, chiaro il riferimento al mondo di Harry Potter, da diversi anni frequenta forum online di fanfiction ed è diventata una delle più apprezzate scrittrici di fanfiction del fandom. Cath è timida e ha difficoltà a interagire con persone che non conosce, ama la lettura, la scrittura e preferisce di gran lunga chattare con amici virtuali che andare ad una festa o a qualsiasi altro evento di socializzazione. 

Come il titolo vorrebbe, l’autrice esplora le dinamiche del fandom e dei siti di fanfiction, soffermandosi a lungo sui sentimenti sviluppati dal lettore/fan nei riguardi dei libri del cuore, ma anche sulle reticenze a parlare di questo mondo virtuale causate dalla paura di non essere compresi. La saga di Simon Snow potrebbe essere considerato un personaggio del romanzo e una delle chiavi di lettura della protagonista e in questo è una presenza importante. Tuttavia la quota  Snow risulta eccessiva, laddove ad ogni capitolo si antepone uno stralcio della saga originale o di una fanfiction, senza alcuna linearità o consequenzialità, finendo per interrompere continuamente il ritmo della storia principale e di annoiare il lettore con eventi slegati tra loro, che difficilmente creano interesse e che non si fregiano di alcun valore letterario.

Fangirl potrebbe essere considerato un romanzo di formazione, in cui la protagonista passa dall’aver paura anche di chiedere l’ubicazione della mensa, finendo per alimentarsi  soltanto con barrette energetiche, ad un livello di maggiore consapevolezza e accettazione. Il lettore accompagna Cath nei primi due semestri al college, un anno in cui la protagonista interagisce lentamente con il nuovo mondo e in cui riesce a trovare il modo per abitarlo, senza snaturare se stessa.

La Rowell, escludendo l’espediente metaletterario, è molto brava a tener alta l’attenzione del lettore, grazie alla costruzione di personaggi carismatici e bel delineati. Ogni ragazzo o adulto ha caratteristiche peculiari, ogni personaggio, anche secondario, mostra le proprie zone d’ombra e le proprie debolezze. In Fangirl non esiste la perfezione e immedesimarsi nei protagonisti è semplice ed immediato, ci si riconosce nei loro difetti e nei loro comportamenti. E la protagonista non è un brutto anatroccolo che diventa un cigno passando dagli occhiali alla coroncina di reginetta del ballo, non c’è stravolgimento ma soltanto crescita, Cath e i suoi amici restano esattamente gli stessi, con le proprie passioni e i propri deliri, ma si accettano l’un l’altro esattamente per quello che sono, evolvendo verso una versione più adulta di se stessi.

Lo stile dell'autrice non si distingue per essere particolarmente brillante o riconoscibile; nonostante la Rowell sia in grado di costruire un romanzo con un buon ritmo e una storia credibile e sia convincente nella descrizione delle psicosi sociali della protagonista, in altri aspetti la scrittura è veramente debole. In un romanzo che è pensato come composto da una storia principale, estratti da libri fantasy venduti in tutto il mondo e fanfiction scritte da quella che è considerata una futura scrittrice di successo non si assiste mai a un vero cambio di registro, né in positivo né in negativo. Le descrizioni fisiche dei personaggi sono stereotipate e l’indugiare sempre negli stessi gesti di alcuni personaggi, più che creare affezione crea fastidio nel lettore.

Un romanzo fresco e con tematiche di partenza interessanti ma dalla riuscita un po' incerta.



venerdì 17 gennaio 2014

In giro per Brooklyn in compagnia di Paul Auster e Franz Kafka

Follie di Brooklyn, di Paul Auster

Traduzione: M. Bocchiola
Edito: Einaudi Super ET
Pagine: 265
ISBN: 8806186205
Prezzo di copertina: 12€
Disponibile in ebook




Hai presente quegli autori di cui conosci i titoli di tutti i romanzi pur senza averne mai letto uno? Bene, Paul Auster per me era uno di quelli. Negli anni ho messo in wish-list ogni suo libro senza mai decidermi a leggerne uno. A  spezzare questo assurdo incantesimo è arrivato il gruppo di lettura del blog Start from scratch che credo abbia dato il via ad un idillio imperituro. Non che io sia riuscita ad essere presente al gruppo di lettura come avrei  voluto, si sa, dicembre è un mese infame. Ma, non divaghiamo.

Follie di Brooklyn è un libro che mi è piaciuto sin dalla prima pagina, non di quelli che gridi al capolavoro, ma di quel piacersi che fa subito simpatia, un po’ come quando conosci qualcuno che ti sta subito simpatico, una sensazione che non scambi mai per amore. E' come una giostra con i cavalli a dondolo, che gira e si popola di colori e della più varia umanità, ma che ha sempre quella musica rassicurante in sottofondo che non permette mai al buonumore di abbandonarti.

Nathan Glass è un ex assicuratore in pensione, sopravvissuto al cancro e a un matrimonio, che si trasferisce a Brooklyn con l’idea di vivere una tranquilla, seppur breve, vecchiaia alle prese con la scrittura. Nathan ha in progetto di scrivere Il libro della follia umana
“il racconto di tutti gli svarioni e i capitomboli, i pasticci e i pastrocchi, le topiche e le goffaggini in cui ero caduto nella mia lunga e movimentata carriera di uomo”.
Sebbene Nathan sembrerebbe stanco della vita, la vita non è stanca di lui, e lo risucchia dentro appena dopo il trasloco a Brooklyn, grazie ad un fortuito incontro con il nipote Tom. Tom, figlio della defunta e amata sorella di Nathan, era un giovane intelligente e di belle speranze che, dopo aver perso la via e aver girato in lungo e in largo New York alla guida di un taxi, è finito a lavorare in una libreria come commesso. 

Nathan è un personaggio magnifico, pieno di ironia, di positività, guarda il mondo come chi ne ha viste tante ma anche come chi si aspetta di veder emergere sempre il meglio dalle persone, è cinico quanto basta e un ottimo intrattenitore. E’ il personaggio faro del romanzo non solo perché ne è il narratore, ma perché rappresenta la luce di riferimento di tutti gli altri, e noi lettori siamo un po’ come la piccola Lucy, non esitiamo a gettarci tra le sue braccia e a farci raccontare il mondo.

La scrittura di Auster  è fatta di personaggi, la più varia umanità che dà forma e sostanza alla narrazione, la scrittura si nasconde dietro i loro corpi in movimento, non è  mai al centro della scena ma si limita a fare da sfondo. La scorgi nei titoli, negli aneddoti, nei dialoghi brillanti. E’ per questo che leggere Follie di Brooklyn per me è stato come far parte di quella umanità, mi sembra di aver conosciuto Nathan e la piccola Lucy, di aver respirato la polvere della libreria, di aver mangiato pancake serviti da Marina, di aver salutato la BPM per strada. E terminarlo, è stato un po’ come riporre le valigie al ritorno da un viaggio, non vedi l’ora di ripartire.

Ciao Paul, ci rivediamo a New York, prima o poi.
mercoledì 15 gennaio 2014

Cucciò e la pietra filosofale

Cucciò e la pietra filosofale, di Roberto Ragone

Edito: Meligrana editore
collana ysatnaF
Pagine: 136
ISBN: 9788868150266
prezzo di copertina 12.00€
disponibile in ebook
anteprima




Cucciò e la pietra filosofale è il primo libro di Roberto Ragone, pubblicato inizialmente come ebook, nel 2013 diventa carta grazie a Meligrana editore .

Chi è Cucciò? Cucciò è il protagonista di una favola dal gusto antico. Un bambino che in un bar affollato si lascia sedurre da un vecchio con una scimmietta e dai suoi racconti di boschi incantati e rocce animate. Ma i racconti del vecchio non sono fatti per intrattenere i bambini, parlano di luoghi reali e personaggi realmente esistenti. E Cucciò, unico a credergli sulla parola, sarà destinato alla ricerca di questi luoghi e della pietra filosofale.

La storia riprende molti miti dell’alchimia, dalla pietra filosofale agli acronimi latini, alla ricerca di una risposta che arriverà, naturalmente, soltanto alla fine del libro. La ricerca della pietra filosofale da parte di Cucciò diventerà un’avventura che lo accompagnerà per tutta la vita e che sarà fonte di importanti scoperte sulla vita stessa e sui sentimenti.

I nomi di luoghi e personaggi sono quasi tutti inusuali e rimandano un po’ alla tradizione dei libri per bambini del Dr. Seuss, a cui si aggiunge la peculiarità dell’accento sull’ultima lettera, lì dove possibile, come specifica anche l’autore nell’introduzione.

Il libro si presenta come un libro per bambini, tuttavia sia per la mancanza di illustrazioni che per alcuni passaggi forse un po’ troppo maturi per un pubblico infantile, mi sentirei di dire che si tratta di una favola destinata a chi ha qualche anno in più, che non soffrirà dell’incedere lento attraverso le varie fasi della vita del protagonista e della relativa mancanza di avventure incalzanti.

Una critica che mi sento di muovere al testo riguarda l’utilizzo della pietra filosofale come allegoria. L’aspetto che maggiormente rende una storia per bambini trasversale è la presenza di sovrapposti piani di lettura che possano essere colti dal lettore in base alla propria età e maturità e l’allegoria è uno dei mezzi per dare più piani di interpretazione a una storia. Lo svelare il significato dell’allegoria, chiamando addirittura l’espediente letterario con il proprio nome, vanifica lo sforzo e riduce drasticamente la sfida interpretativa del lettore adulto.

Cucciò e la pietra filosofale è una storia piacevole da leggere, non perfetta ma sicuramente scritta con una cura che traspare chiara dalla lettura e che ha un messaggio importante per i bambini ma soprattutto per noi adulti.

Una nota di merito anche per Meligrana Editore, che ha pubblicato il libro nella sua prima edizione cartacea. Non avevo mai sfogliato uno dei loro libri e ho trovato il volume particolarmente curato, sia nella scelta della carta, che della grafica, che dell’editing.


sabato 12 ottobre 2013

Libro del martedì: Come un fiore ribelle di Jamie Ford



Jamie Ford torna a raccontarci storie, tre anni dopo la pubblicazione de “Il gusto proibito dello zenzero”, arriva nelle librerie “Come un fiore ribelle”, in originale “Songs of Willow Frost”. La sua casa editrice italiana, Garzanti, sceglie di riprendere il bestseller precedente nella grafica della copertina, che presenta ancora una volta ombrellini e colori caldi. Anche il titolo cambia radicalmente, dalla versione inglese, con una scelta forse meno incisiva e anche meno aderente alla storia.


Siamo a Seattle, nel 1934, e William è in un orfanotrofio cattolico da ben cinque anni quando scorge su un cartellone pubblicitario il volto di una cantante, una donna cinese che gli riporta alla mente appartamenti freddi e ninne nanne dolci, strade buie e ragtime in lontananza. Quella donna deve essere sua madre e il suo compito è di ritrovarla,  ritrovare le proprie origini e il proprio posto nel mondo. 

Ma Come un fiore ribelle non è solo la ricerca di un genitore perduto e della scoperta dei suoi fantasmi, è la storia di una donna. Liu Song è un personaggio complesso, una giovane ragazza di talento, un uccello del paradiso, umiliata e tradita in ogni possibile modo, dal suo patrigno, dalla legge, da ogni persona che sembra entrare nella sua vita. La sua è una storia di sofferenza, ma anche di sopravvivenza e della ricerca di un riscatto umano ancor prima che sociale. La protagonista è intrappolata tra due mondi, l'America e il suo bozzolo, Chinatown, e nella impossibilità di sceglierne uno e di sposarlo totalmente, si troverà a temerli e combatterli entrambi. Liu Song e Willow Frost rappresentano due volti di una stessa anima.

Jamie Ford sceglie ancora una volta di raccontarci dei giovani cinesi, americani di prima generazione, durante l’epoca dei proibizionismo, della loro difficoltà di fronteggiare una dualità che impedisce loro una piena integrazione e del dolore che questo porta con sé, e lo fa con levità e compassione, senza eccessi buonisti o morbosamente lacrimevoli.

L’aspetto che rende il romanzo di Ford meritevole di essere letto, al di là della vicenda umana, così come avviene per il precedente, è l’affresco storico-sociale dell’epoca. Siamo nei ruggenti anni ’20 alle porte della crisi, l’integrazione delle minoranze è solo agli inizi, la radio si diffonde pian piano in tutte le case e il cinema muto viene soppiantato da quello moderno. La ricerca storica, che l’autore ben spiega in calce al libro, è minuziosa e permette la creazione di uno scenario non solo accurato, ma popolato di personaggi reali e riconoscibili, di film, musiche, oggetti che immergono totalmente il lettore nella Seattle degli anni ’20 e ’30. In questo mo


Come un fiore ribelle è una storia e Jamie Ford è bravissimo a raccontare storie.

Piccola nota di servizio: la pubblicazione di questo libro è stata pubblicizzata anche attraverso il rilascio di un racconto inedito in ebook dal titolo Perdersi e ritrovarsi, scaricabile gratuitamente da Amazon e da tutti gli store online.